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ORTONA TERRA DI TESORI NASCOSTI DA VALORIZZARE

"SALVIAMO LA RITORNA" PROTAGONISTA - EVENTO ALLA FONTANA DI ANNIBALE

Territorio
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AMERIGO GIZZI e ALICE ARAGONA

Il gruppo SALVIAMO LA RITORNA , il cui cuore pulsante è rappresentato da NINO BERARDI , ANTONIO MILASCI , ENZO FINORO e SANDRO FERRANTE indice  un EVENTO per mercoledì 24 giugno dalle 9 alle 12 presso la FONTANA DI ANNIBALE . Un grande plauso a questo gruppo la cui finalità in questo caso è quella di salvaguardare le opere Ortonesi a molti  sconosciute.

Lungo il tracciato che da Ortona porta verso Pescara vi sono i resti di una fontana monumentale. Data la collocazione strategica, poco più di 500 mt dalla foce del torrente Peticcio, e lungo un tratturo particolarmente fertile con appezzamenti di terre coltivate e tracce di alcune residenze di antiche famiglie benestanti che arricchiscono la cornice paesaggistica e storica, il luogo suscita curiosità e chiede chiarezza.

Come sempre, per ogni insediamento che si rispetti, nascono le tipiche storie nobilitanti che riconducono la fondazione della Fonte a grandi personaggi del passato, Annibale Barca in questo caso! Secondo la tradizione Ortonese ,  infatti ,  nella primavera del 217 a.C. Annibale, si dice che il padre, quando era ancora bambino, gli fece giurare eterno odio per Roma, si accampò fra i colli di Ortona, prima della “disfatta del Trasimeno” e da qui organizzò nella zona una serie di agguati per provocare l’avversario Gaio Flaminio accampato ad Arezzo. Circa l’analisi delle fonti e ipotesi restitutive annesse sul passaggio dell’esercito del grande Condottiero della Guerra Punica, osservando la toponomastica abruzzese, abbiamo riscontri certi fra i Monti della Laga e sanguinosi scontri che si sono tenuti in zona, la presenza di nomi quali: il “Valico di Annibale” fra le cime del Monte Gorzano (2458 mt) e il vicino Pizzo di Sevo (2422 mt), il “Tracciolino di Annibale”, la “Macera della Morte”, il “ Monte dei Morti”, il “Monte Romicito”, la “Valle dell’Inferno”. Nel tratturo della “Macera della Morte”, come indicato anche da Romualdi nel suo libro “Il XX secolo ai piedi della Laga”, si dice che si sia svolta una battaglia fra Romani e Cartaginesi e qui i corpi dei caduti furono così tanti che furono accatastati in pire e lasciati “macerare”, da qui il nome della località montana. Tolta la leggenda e osservando le fonti possibili ricordiamo G.B.de Lectis ( 1522-1603) poliedrico personaggio della nobiltà ortonese di fine ‘500, nonché coetaneo di Madama Margherita, osserva la fonte in questione riferendo che essa sia bellissima e abbondantissima di acqua. Forse doveva avere l’assetto di oggi, di certo la lapide comunale affissa porta la data del 1823 come ultimo restauro. La maestosità della fonte potrebbe essere riconducibile ad una continuità della destinazione d’uso dell’area, ad una frequentazione assidua che di sicuro parte in epoca italica, considerati i ritrovamenti dell’antico porto nella zona compresa tra la foce del Peticcio e il Castello (zona “lo Scalo”), ove l’approdo andò a conservarsi fino all’eta medievale. Nell'assoluta assenza di fonti documentarie sono i dati archeologici disponibili a restituire un significativo quadro di riferimento. Ricognizioni condotte a terra nei pressi della fonte hanno innanzitutto consentito il recupero di tessere di mosaico e frammenti di anfora anche se non sono disponibili notizie precise in merito trattandosi di un ritrovamento fortuito di oltre quarant'anni fa. Si rileva che gli avanzi superficiali di murature, che nel passato furono trovati nella zona, non erano certamente italici o romani, ma comunque erano precedenti all’incursione veneziana del 1447, ed in parte forse riferibili alle fasi bizantine ed altomedievali. Si rileva inoltre che anche durante gli scavi profondi fatti nel 1979 circa, senza perizia archeologica, per la costruzione delle vasche depuratrici non sono state portate alla luce tracce di costruzioni o di vita antica. Certo è che il centro abitativo di Ortona andò a svilupparsi sulla sommità del promontorio al di là del fossato detto Ciavocco, che dai suoi piedi risaliva allora per lungo tratto perpendicolarmente al corso del torrente Peticcio, nel cui vallone finiva per perdersi forse con un secondo sbocco. Non di abitato doveva trattarsi dunque ma bensì di semplici strutture d'approdo poste al servizio dell’insediamento.

Sarebbe auspicabile una ricerca d’archivio che possa chiarire il promotore della Fonte monumentale oltre che ad una ovvia valorizzazione ad hoc! 

Questa Fonte di Annibale potrebbe essere rappresentativa del perpetrarsi del concetto di tutela e valorizzazione adottato dalle Amministrazioni territoriali nel corso degli anni . Ortona continua ad essere la sede passiva di tante meraviglie : i beni culturali necessitano di tutela , conservazione e valorizzazione tramite interventi diretti , come il restauro e la manutenzione , e interventi indiretti , come l'approfondimento e la diffusione e la conoscenza di un'Opera o di un Sito e la sensibilizzazione dell'Opinione pubblica. Proteggere i Beni Culturali significa proteggere la nostra memoria ,  storica , le nostre tradizioni , i nostri costumi , la nostra identità. Quando l'uomo crea il Bene Culturale , lascia una traccia indelibile nel tempo in cui ha vissuto , in modo che i posteri possano studiarne il grado di cultura, gli usi e i costumi . 

L'uomo passa ma il bene culturale resta a perenne memoria. L'abbandono dei beni culturali e' un atto gravissimo ! E' annullamento del " senso di appartenenza " , cesura con la memoria di quel che e' stato , dissipazione di valore sociale e culturale. 

Sono assenti , purtroppo ad Ortona e non da oggi , politiche relative al turismo culturale , ricordiamo che anche la Costituzione nell'art. 9 salvaguarda questo bene ritenuto essenziale ma tante volte trascurato..

Bisogna potenziare e rafforzare il meccanismo capace di attirare un turismo culturale a tutto tondo , occorre una progettazione ad hoc , competenze adeguate , una fruizione di qualita' , mettere sul piatto un'offerta solida e variegata per attirare la voglia di cultura di cui l'umanita' , a tutti i livelli e' assetata . 

Si trascura ed e' un  peccato mortale per il territorio come il nostro che soffre maledettamente per la grande disoccupazione , specialmente giovanile,  un settore che potrebbe far tornare Ortona agli albori di un tempo  , dando molti posti di lavoro ed un nuovo sviluppo economico ad intere categorie che stanno morendo. Ortona ha tutto per diventare una meta ambita del Turisco Culturale Abruzzese , non gli manca nulla se non la volonta' e la capacita' di valorizzare  un settore pronto a riversare sul territorio quel ristoro economico di cui tutti abbiamo bisogno-

AMERIGO GIZZI in collaborazione con ALICE ARAGONA , MANAGER per la VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE

 

 

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