
Il gioco e, più in generale, gli aspetti ludici della quotidianità fanno parte della nostra vita fin dalle epoche più antiche e sono da sempre oggetto di interesse per l’arte. Giocare e divertirsi non è un semplice passatempo, ma viene spesso visto come una metafora della vita stessa, un modo di uscire dalle regole e dai canoni che la società impone. Proprio per questo motivo e per questo interesse continuo abbiamo deciso di creare questa piccola rassegna dedicata ad alcune delle opere d’arte più belle mai realizzate a tema gioco.
Iniziamo da uno dei maestri più grandi della storia dell’arte, Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Tra le opere pittoriche più celebri dell’artista nato a Milano rientra sicuramente “I Bari” del 1594. Opera giovanile (Caravaggio la dipinse ad appena 23 anni) è un dipinto a olio che raffigura due uomini che giocano a carte e un terzo che assiste in accordo con uno dei due per truccare la partita. Come riconoscere il baro? Dallo spadino che porta legato alla vita o dall’ingenuità nello sguardo della vittima. Per chi volesse ammirarlo, i Bari si trova al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas e ne esiste una copia (forse un bozzetto di quello che sarebbe diventato il quadro definitivo attribuita al pittore italiano in tempi recenti) esposta all’Ashmolean Museum di Oxford.
Non potevano mancare in questa rassegna opere d’arte dedicate alla ruota della fortuna. Oggi ci sono moltissime piattaforme online che offrono le principali versioni della roulette ma la ruota è passata alla storia anche grazie a Edvard Munch e al suo “Al tavolo della roulette”. Non molti lo sanno ma l’autore del ben più celebre “Urlo” scelse il casinò di Montecarlo, e in particolare la sala della roulette, per ambientare uno dei suoi lavori meglio riusciti in cui la tensione del gioco, rappresentata dalle braccia tese e dalla concentrazione di uomini e donne dell’alta società, è talmente realistica da “uscire” dalla tela.
Tra il 1890 e il 1895 la mano e la mente di Paul Cézanne ci regalarono una serie di dipinti che ancora oggi è possibile ammirare presso il Musée d’Orsay di Parigi. Stiamo parlando della serie “I Giocatori di Carte”, ambientata in un bistrot, il luogo in cui all’epoca si esplicava il fermento sociale e culturale della capitale francese. I protagonisti del dipinto sono due uomini che giocano a carte in un’atmosfera dignitosa e rilassata, vestiti secondo lo stile emblematico dell’epoca e accompagnati da una bottiglia di vino e il fumo di una pipa. Uno spaccato incredibile e iper-realistico di come si viveva la quotidianità nella Ville Lumière di fine 1800.
Meno famosa, ma non per questo meno meritevole di attenzione è “I giocatori d’azzardo” dell’olandese Hendrick Ter Brugghen. Ter Brugghen fu un grande ammiratore di Michelangelo e questa sua opera passò agli onori delle cronache del tempo perché mai un pittore con la sua formazione artistico-culturale aveva trattato un tema come il gioco e le carte. Nel quadro, risalente al 1623, sono raffigurate tre persone, una giovane e una anziana impegnate a giocare e una donna visibile sullo sfondo. Quello che ancora non è chiaro sapere a 4 secoli di distanza, e forse non lo sarà mai, è il messaggio che l’artista voleva rappresentare: uno spaccato della vita reale? Le virtù del gioco? I suoi aspetti negativi?
Altra opera degna di rilievo è “I giocatori di carte” dipinta da Jacob van Oost il Vecchio del 1664. Anche su quest’opera si aprì un dibattito sulle intenzioni dell’autore e molti si chiesero se il dipinto fosse semplicemente uno spaccato di vita reale oppure una critica sui costumi della società del tempo. Quello che rimane è la qualità artistica di un opera in cui sono raffigurati due giocatori di carte accompagnati da due consiglieri e da un quinto personaggio con il ruolo di spettatore e in cui luce e ombra la fanno da padrone nel rappresentare la tensione palpabile che si respira attorno al tavolo.
