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OSPEDALE E ZONA ROSSA - CHIARIMENTI

Antonio Sorgetti : “ avrei preferito il silenzio ma non riesco ad accettare certi atteggiamenti e quindi ci tengo a fare dei chiarimenti “

| Categoria: Comunicati Stampa
STAMPA

Avrei voluto non fare questo post, avrei preferito il silenzio ma non riesco ad accettare certi atteggiamenti e quindi ci tengo a fare dei chiarimenti.
Per tutte queste ragioni, mi preme fare chiarezza in merito ad alcuni argomenti che i tre consiglieri comunali di minoranza e alcuni cittadini cavalcano e strumentalizzano politicamente.
VI CHIEDO DI DEDICARMI QUALCHE MINUTO E DI LEGGERE TUTTO IL POST!

Attaccare il Sindaco perché si ritiene che abbia sbagliato nelle scelte e nella comunicazione nei confronti della Città, ritengo sia scorretto soprattutto se sappiamo benissimo che il comune non fa altro che riportare i dati che vengono comunicati dalla Asl, che, ricordo, fa capo alla Regione.
Credo fermamente che tutto quello che il Primo Cittadino ha fatto in questi giorni è stato fatto esclusivamente per il bene della comunità. Se ha sbagliato, io non lo condanno, perché chiunque al posto suo avrebbe potuto commettere degli errori considerato che stiamo parlando di una pandemia mondiale che non si è mai verificata e che mai nessuno si è trovato a gestire.
Pertanto, mentre apprezzo l’atteggiamento di apertura e di collaborazione diretta da parte di tre consiglieri comunali di minoranza, rimango allibito da quanto scritto e messo in atto dalla restante parte dell’opposizione cittadina.
In un momento così difficile per la nostra città, per la nostra Regione e per il nostro Paese fare politica polemica è veramente ridicolo soprattutto se a farlo sono esponenti di parti politiche attualmente rappresentate nell’amministrazione regionale.

Andiamo agli argomenti in questione:

- Ospedale:
Parto dalle dichiarazioni del vicepresidente della commissione regionale alla Sanità Taglieri, il quale afferma che il nostro ospedale è in una situazione critica, che si stanno allargando i contagi e che bisogna chiuderlo.
Se questa dichiarazione fosse confermata dalla ASL (attualmente non ancora viene detto nulla), penso che il nostro Sindaco si sarebbe già attivato in merito per chiedere la chiusura dell’ospedale.
Ad oggi, l’unico dato di fatto è che il nostro ospedale non può convivere con il Covid-19, in quanto non ci sono le condizioni sanitarie necessarie a sostenere questa emergenza
Come si suol dire “chi spute in ciel j’arcasche in mocche” e mi riferisco alle dichiarazioni di un dottore “politico” il quale, piuttosto che rispondere ai suoi pazienti, preferisce fare polemica sui social affermando che il Sindaco ha sbagliato a non accettare l’ospedale Covid e che bisognava invece riportare i reparti a Ortona come stanno facendo altri (vedi Atessa)...È sotto gli occhi di tutti quello che sta succedendo nell’ospedale e speriamo che non avvenga il peggio!
Voglio rimarcare che lo stesso dottore “politico”, insieme ad altri due consiglieri comunali di minoranza, è rappresentante a livello comunale di partiti che attualmente governano la nostra Regione: allora mi chiedo, ma questi soggetti, oltre a scrivere su Facebook ed attaccare l’amministrazione, hanno fatto qualcosa per migliorare il nostro ospedale? Per evitare questa situazione? Per dare un supporto, non tanto al Sindaco, ma alla Città? La risposta è NO.
Io credo che, se si vuole veramente dare una mano, un contributo alla propria città lo si da, a prescindere da chi ci sia a governare, soprattutto in un momento di emergenza come questo.

- Zona Rossa:
Consentitemi una premessa. Se la sorella del primo deceduto non avesse denunciato ai Carabinieri quello che era accaduto al fratello, oggi non staremmo a parlare dei circa 100 casi nel comprensorio Ortona/Crecchio/Arielli, ma avremmo sicuramente assistito ad una situazione più che drammatica! Soprattutto se consideriamo che lo stesso era una persona molto conosciuta e che quindi avrebbe richiamato, nella sua abitazione e al suo funerale molta gente. Ringrazio la signora per essere intervenuta, le porgo le mie più sentite condoglianze così come a tutti i parenti degli altri defunti, e mi stringo al suo dolore per la morte del fratello e per quello che ha dovuto passare in merito alle offese ricevute su Facebook sulla sua persona, sulla sua famiglia e sulla sua attività da parte di alcuni soggetti non meritevoli di alcuna considerazione.
Questo per ribadire con forza che, l’attività ricognitiva di ricostruzione dei movimenti dei soggetti positivi deve essere consentita solo alle autorità deputate ed è necessario evitare di fare nomi e cognomi, perché le famiglie e le loro attività vengono messe alla gogna, offese e criticate! Proprio per evitare questo vige una legge sulla privacy e le istituzioni possono solo comunicare quanti casi vi sono nel territorio.
La Asl quindi segue una procedura: individuato il caso, cioè la persona risultata positiva al tampone, vengono seguiti gli spostamenti che ha effettuato negli ultimi 15 giorni, i luoghi dove è stato vengono sanificati e le persone con cui è stato a “stretto” contatto vengono poste in quarantena obbligatoria.
Tornando alla zona rossa: il sindaco appena è stato confermato il primo caso, sapendo che il soggetto coinvolto era molto conosciuto, si è messo subito in contatto con la Asl e con il Presidente della Regione per chiedere che venisse attivata la zona rossa e che venissero fatti i tamponi a tutti i cittadini della contrada di Caldari. A questa richiesta informale fu risposto che in quel momento non c’erano i numeri per poterla accettare. Passate due settimane i casi sono aumentati e anche le morti. Il Sindaco per tutelare ancor di più la salute dei cittadini di quella contrada, ha richiesto formalmente la zona rossa soprattutto per poter fare i tamponi: la richiesta fu accettata. Purtroppo a distanza di due settimane non è stato fatto alcun tampone in quanto la Asl sembrerebbe aver avuto problemi con i reagenti. Tant’è che sul nostro territorio risultano molti tamponi effettuati dei quali non si conosce ancora l’esito. Attualmente al comune non vengono comunicati quando sono stati effettuati i tamponi, né vengono comunicati i pazienti dimessi; pertanto lo stesso ne viene a conoscenza solo in maniera informale.


Ora il Sindaco, alla luce delle due, anzi quattro settimane che i cittadini di Caldari hanno passato in casa, e considerato che i tamponi non sono stati effettuati, ha ritenuto di dare il suo parere sostenendo che a quel punto non aveva più senso prorogare in Caldari la zona rossa.
Lo stesso Marsilio, invece, ha dovuto prorogare perché non aveva avuto una contro relazione tecnico/scientifica da parte della Asl per toglierla. Manco a farlo apposta poco dopo al comune viene comunicato che ci sono altri due casi a Caldari, ma a quando risalgono i tamponi non viene detto.
Concludo sulla zona rossa chiedendo ad alcune persone, perché è stata fatta confusione anche su questo, di rivedere tutti i comunicati del Comune di Ortona per verificare che si è sempre parlato di casi ad Ortona e che si è iniziato a parlare di Caldari solo quando il Sindaco ha chiesto ufficialmente la zona rossa.
Oggi, è ovvio che si parli di Caldari considerata l’alta percentuale di casi e decessi proporzionata agli abitanti della contrada, ma, così come oggi si parla di Caldari, domani è possibile, e spero tanto di no, che si parli di altre frazioni o dell’intera città. Qualora questo dovesse accadere, il Sindaco si comporterà allo stesso modo di come si è comportato per Caldari.
Ribadisco che quello che si è fatto fino ad oggi è solo per tutelare la salute dei cittadini ortonesi, soprattutto quelli di Caldari, senza alcun intento discriminatorio: non bisogna assolutamente pensarlo.
Invito i cittadini della frazione coinvolta a lasciare perdere i commenti offensivi di alcuni, perché non meritano la vostra attenzione e considerazione: non sanno quello che dicono e si commentano da soli.
Ricordiamoci che il fuoco non si spegne con il fuoco, ma con l’acqua!
Quindi allontaniamo le polemiche inutili e superiamo insieme questa emergenza.
Vi assicuro che il Sindaco e la città tutta sono con voi.

Antonio Sorgetti 

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