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Una piccola storia che racconta bene come Ortona sia rimasta ferma e senza soldi. I fatti: una società chiede di poter realizzare un discount alimentare in una zona critica: incrocio via Massari (oggi chiusa per frana) con il cavalcavia del torrente Peticcio (il corso d’acqua maleodorante che quando piove trascina a valle tutto e di più) a pochi metri dal canile. Una strada ripida, senza marciapiedi, rischiosa e piena di curve. Concessione che sindaco e giunta portano in fretta e furia in Consiglio Comunale, dopo aver aspettato inermi per mesi. L’opposizione dice no al cambio d’uso dei terreni portando elementi certi e seri. Io spiego che ci sono reali rischi per le persone per l’inadeguatezza della posizione e criticità dell’area; che ci sono perplessità sul piano procedurale: norme urbanistiche e concessione stridono tra loro, c’è la possibilità di revocare il provvedimento adottato dalla precedente Amministrazione. Osservo che a definire il beneficio economico da attribuire al Comune è l’Agenzia delle Entrata e non la discrezione di un amministratore e di un funzionario municipale che potrebbero definire il valore in modo soggettivo ed incongruo. Sottolineo in Aula che la prima cosa da valutare è l’interesse pubblico, ossia la trasparenza dell’operazione, i benefici per le casse comunali, i vantaggi (se ve ne sono) per i cittadini. A tutto questo sindaco e maggioranza rispondono a loro modo: un bel SÌ in favore dell’insediamento. Hanno alzato le mani per cambiare la destinazione d’uso del terreno agricolo passato a suolo commerciale. In cambio hanno sbandierato in modo entusiasta le 150 mila euro che il Comune riceverà per sistemare il cinema Zambra.
Chiusa la discussione.
Quindi non mi resta altro che ripetere la domanda questa volta diretta a sindaco e cittadini: chi ha deciso e con quali parametri che 150 mila euro bastassero per il Comune? E perché il sindaco Castiglione da oppositore (già perché Castiglione a differenza dei componenti della opposizione è venti anni che è dentro le stanze comunali) si espresse in modo contrario al cambio di destinazione d’uso del terreno ed ora è l’alfiere della concessione? Chissà cosa sarà intervento a cancellare i dubbi del passato? Sarebbe bello che il sindaco spiegasse ai cittadini, dove sbagliava: prima a dire no, oppure, ora a dire sì?
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c.s. Peppino

