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Dollaro debole oltre le attese: quali sono i motivi sottostanti?

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A dare uno sguardo al contesto USA, ci sarebbe da scommettere su un pronto rilancio del prezzo del dollaro: crescita economica del Paese nordamericano, aumento dei tassi di interesse, stimolo fiscale condiscono lo scenario a stelle e strisce, eppure il dollaro continua a scendere. Quale è il problema?

In realtà, nemmeno gli analisti sembrano essere concordi nello spiegare per quale motivo il dollaro si stia comportando in questo modo. Alcuni ritengono che potrebbe essere dovuto a un significativo cambiamento di rotta nei cicli dei mercati finanziari, mentre altri richiamano alla mente le teorie che pongono prioritarie le aspettative degli analisti finanziari e, in esse, quelle legate al modello del "flusso di capitali".

Secondo tale modello, nel mondo finanziario moderno, relativamente senza frontiere e barriere, il capitale si sposta dove può ottenere il massimo tasso di interesse, con i tassi che – pertanto – diventano il principale motore dei prezzi di cambio e, in questo ambito, della quotazione dollaro. Dunque, quando l'inflazione aumenta e le banche centrali aumentano i tassi di interesse, i flussi di capitale in un Paese accrescono la domanda per la valuta di quel paese, che aumenta di conseguenza di valore.

Ebbene, il modello ha funzionato abbastanza bene fino a poco tempo fa, quando ha improvvisamente smesso di funzionare per il dollaro americano. I tassi di interesse statunitensi sono aumentati più rapidamente rispetto a ciò che è avvenuto in qualsiasi altro Paese sviluppato nell'ultimo anno e si prevede che continueranno a salire più rapidamente che altrove anche nel prossimo biennio. Eppure il dollaro è diminuito, e il modello ha smesso di funzionare.

Dunque, gli analisti hanno spostato l’attenzione verso altri modelli e, in particolar modo, in quanto definito “deficit gemello”. Il modello presuppone che quando un Paese è contraddistinto in via contemporanea da un disavanzo di conto corrente e da un disavanzo di bilancio, per la valuta di quel Paese tende a determinarsi una situazione negativa e di debolezza. La spiegazione è che se un Paese ha un deficit di bilancio significa che il governo sta spendendo più di quello che incassa, e di solito ciò succede perché ha abbassato le tasse o aumentato le spese (o entrambe le misure, come nel caso dell'amministrazione Trump).

Il risultato finale di un deficit di bilancio, soprattutto quando l'economia sta andando abbastanza bene, è che la maggior parte delle persone ha più soldi in tasca, e che inevitabilmente finiranno con lo spendere di più, acquistando in via crescente prodotti di importazione straniera. Ciò fa aumentare le importazioni che ampliano il disavanzo commerciale, e poiché il deficit commerciale è la componente più importante del deficit delle partite correnti, anch'esso si allarga.

Quindi, secondo la teoria tradizionale, quando il conto delle partite correnti è in deficit, la valuta locale si adegua al ribilanciamento del deficit, perché una valuta più debole aumenta la competitività delle esportazioni di un Paese. Oltre a questo problema, gli analisti che sostengono tale visione affermano che il doppio debito statunitense (la somma delle partite correnti e il saldo fiscale) si deteriorerà ulteriormente nei prossimi anni. In altre parole, quando un'economia è stimolata alla piena occupazione, l'unico modo per assorbire la domanda interna è l'aumento delle importazioni: in base a ipotesi prudenti, il disavanzo a due zeri negli Stati Uniti dovrebbe deteriorarsi di oltre il 3% del PIL nei prossimi due anni.

Insomma, un mix di elementi macroeconomici, finanziari e monetari che sta nuocendo al dollaro statunitense, e che potrebbe costringere la valuta verde su basse quotazioni a lungo termine. Ammesso, naturalmente, che sia questa la spiegazione di quanto avvenuto in area USA!

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