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Rendere il colloquio di lavoro da programmatore più interessante raccontando il proprio percorso in maniera personale

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Ogni anno sono tantissime le persone che frequentano i corsi specialistici che rappresentano la prima tappa del percorso formativo utile per accedere alle professioni del settore della programmazione. Se è vero che in questo ambito i posti a disposizione sul mercato del lavoro sono tanti, è evidente che più il numero degli aspiranti coder aumenta, più la competizione si fa serrata. Ma questo in sé non è un buon motivo per rinunciare alle proprie velleità, anzi, deve essere uno stimolo per fare le cose come si deve sia durante gli studi, che nel momento in cui ci si candida per una posizione all’interno di un’azienda. Aulab, PMI italiana che si occupa di formazione a livello informatico, sa benissimo che per i suoi studenti è essenziale imparare a programmare unendo le basi teoriche a quelle pratiche, in modo da avere la possibilità di lavorare sin da subito. Non a caso le percentuali di job placement dell’azienda sono particolarmente alte. Avere un portfolio scintillante, dal quale traspaia la propria passione e che metta in evidenza le proprie competenze, spesso non basta. Questo perché chi fa le selezioni vuole vedere se il candidato è davvero motivato e può quindi rappresentare un valore aggiunto per il proprio team di lavoro.
In questo senso, per rendere la propria presentazione più originale e per distinguerla da quella dei competitor, può essere una buona idea accompagnarla da un’introduzione in cui si racconta il proprio percorso in maniera non banale. Vediamo come. 

La propria storia personale

No, non ci stiamo riferendo ai propri interessi e al racconto della propria vita. Benché siano sicuramente aspetti interessanti, a chi si occupa di selezioni di lavoro questi interessano relativamente. La frase tipica che si presenta ciclicamente all’inizio di qualsiasi colloquio di lavoro è sempre la stessa: qual è il suo background? 
Ecco, è proprio a questo quesito che si deve trovare una risposta originale capace di attirare l’attenzione.
Prima di tutto bisognerà pensare a una durata ideale per questo tipo di presentazione. Una troppo breve può essere interpretata come superficialità, mentre una che supera il quarto d’ora potrebbe far spazientire chi ascolta. 

Questione di contenuti

Sui contenuti possiamo dire che una formula spendibile in maniera universale non esiste. Col passare dei colloqui, sicuramente ci sarà però modo di affinare la tecnica e di presentarsi all’appuntamento col piglio giusto. Il problema è che le nuove leve si soffermano troppo sull’ultima parte della propria formazione, in genere un bootcamp o un qualsiasi corso specialistico. Uno schema simile a centinaia di candidati, che viene riproposto in continuazione e che non aggiunge nulla al proprio profilo, anzi, in realtà lo rende dozzinale e poco riconoscibile. Il percorso formativo, qualunque siano le modalità in cui lo stesso è andato a svilupparsi, dev’essere sì presente nella propria presentazione, ma non deve togliere spazio ad altri aspetti decisamente più interessanti e caratterizzanti. Parliamo ad esempio degli approfondimenti e delle letture che si sono aggiunte al corso di studi, che da sole fanno capire quali siano le preferenze e le inclinazioni del candidato, o magari di qualcosa di specifico presente all’interno del portfolio che si ritiene possa essere rappresentativo della propria attitudine verso quella disciplina o che mettano in risalto aspetti caratteriali e soft skills che possono essere considerate come un dipiù nella valutazione del candidato. Sono quindi i traguardi e i lavori realizzati in concreto a fare la differenza e a rendere unico il proprio profilo. Che poi questo non sia ancora sufficiente a ottenere un lavoro, è un altro paio di maniche, ma almeno non si correrà il rischio di essere considerati come dei candidati anonimi.

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