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La sacralità della madre agli occhi del giovane Gabriele D'Annunzio

L'esordio dell'ortonese Luisa De Benedictis nella letteratura italiana con "Letterina alla mamma"

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In giovinezza D'Annunzio veniva a trovare i parenti della madre a Ortona. Proprio in quegli anni si formava il legame con la nostra città che nel Trionfo della Morte, ultimo dei tre "Romanzi della Rosa" ricchi di riferimenti e allusioni autobiografiche, il Poeta trentenne descriveva così: «Ortona biancheggiava come un'ignea città asiatica su un colle della Palestina, intagliata nell'azzurro, tutta in linee parallele, senza i minareti». In tutta la sua produzione letteraria, si ritrovano sparsi altri riferimenti e personaggi di una città che aveva avuto modo di vivere, infatti scrisse anche: «A Ortona ho passato delle belle ore. Le notti ortonesi sono veramente magiche: nel piccolo golfo ricurvo è uno scintillamento meraviglioso di stelle riflesse dall'acqua tranquilla». Tutto questo potrebbe essere dovuto alla madre, donna Luisa

Luisa De Benedictis (donna Luisetta), madre di Gabriele D'Annunzio, nacque a Ortona nel 1839. Il Vate le fu sempre profondamente legato e, tramite lei, nel modo in cui venerava ogni singola espressione o ricordo della madre, si faceva strada nel suo cuore anche Ortona. Donna Luisetta visse tutta l'infanzia a Ortona, fino al matrimonio (all'età di venti anni) con Francesco Paolo Rapagnetta. La sua indole fu segnata in giovane età dalla perdita della madre, fatto che ne influenzò molto il carattere incrementandone la sensibilità e, forse, ponendo le basi per la forte intesa con il figlio. Donna esemplare con le figlie e rassicurante con i figli, subì i colpi inferti dal marito fedifrago e ancora di più la lontananza del celebre figlio (leggi...).

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