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Massimo Santilli presenta “Sirente sconosciuto stupore. Una montagna d’Abruzzo e la sua valle”

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Massimo Santilli - “Sirente sconosciuto stupore. Una montagna d’Abruzzo e la sua valle”

 

Massimo Santilli presenta un’opera che ci conduce nella comprensione profonda dei territori della Valle Subequana, con le sue comunità, i saperi e le tradizioni che continuano a sopravvivere nel presente, ma che necessitano di grande cura e attenzione. Il Sirente come non lo hanno mai raccontato, asse simbolico attorno al quale si sono organizzate per secoli forme di vita, economie, relazioni sociali e culture, in un’armoniosa unione tra ambiente naturale e storia umana. Con una prestigiosa prefazione della scrittrice, poetessa e saggista Dacia Maraini.

 

Casa editrice: Edizioni Menabò

Genere: Antropologia/Etnografia

Pagine: 398

Prezzo: 28,00 €

Codice ISBN: 979-1281176683

 

«Così inizia il nostro ideale cammino lungo i sentieri della Vallis Subequanae che raggiunge i boschi e gli altipiani, discende i pendii e percorre le sponde del fiume Aterno. In questa ambientazione si scopre, senza timore di essere lirici, che l’uomo vive qui in simbiosi con la natura, come se questa producesse un equilibrio stabile tra sé stessa e gli umani; in quanto l’essere umano si pone in strettissima relazione con l’habitat circostante» 

 

“Sirente sconosciuto stupore. Una montagna d’Abruzzo e la sua valle” di Massimo Santilli accompagna il lettore alla scoperta delle rarità etnografiche della Valle Subequana (o “Valle Superequana”, com’era anticamente chiamata), delineandone il perimetro geografico e il mosaico culturale con l’obiettivo di valorizzare l’affascinante zona del monte Sirente, che ha visto la presenza umana stratificarsi nel corso dei millenni a partire dal Paleolitico Superiore. L’opera è impreziosita sia da fotografie d’epoca che da immagini realizzate durante dei reportage etno-fotografici, oltre che da illustrazioni, mappe, piante topografiche e reperti documentali di varia natura; è altresì arricchita di citazioni, digressioni storiche provenienti da archivi pubblici e privati ed emozionanti interviste alla popolazione locale. Un inestimabile patrimonio di racconti e di immagini che ci restituisce tutta la bellezza e la complessità della terra sirentina, decantata dai letterati e illustrata da numerosi viaggiatori italiani e stranieri sin dal XVIII secolo.

Dopo decenni di ricerche storiche e antropologiche, Massimo Santilli svela ogni segreto di questi suggestivi paesaggi rurali e silvani, approfondendo anche le loro articolazioni micro-identitarie. L’autore ci pone poi una domanda cruciale: si sta facendo veramente tutto il possibile per salvare dal declino la collettività subequana? Nel suo testo cerca quindi di risvegliare le coscienze dei cittadini e delle istituzioni, affinché si intervenga su un territorio spesso marginalizzato nelle narrazioni ufficiali, ma centrale per comprendere le dinamiche profonde delle aree interne dell’Appennino. Un atto di responsabilità civica per «non fare morire di nuovo i nostri vissuti»: raccontare ciò che è stato per comprendere ciò che può ancora essere, evitando tanto la mitizzazione quanto l’oblio e accrescendo, nelle nuove generazioni, il senso di radicamento identitario verso la propria comunità.

Attraverso un percorso che intreccia storia, paesaggio, architettura, arte sacra, economia tradizionale e cultura materiale, nel libro si ricostruisce la lunga relazione tra le comunità locali e l’ambiente montano, dando ampio spazio al Fiume Aterno, ai suoi opifici e alle sue acque gelide ma feconde. Trattando delle attività agro-silvo-pastorali, emerge un quadro articolato in cui il territorio appare come un sistema vivo, modellato nel tempo da pratiche di adattamento, resistenza e trasformazione, in cui le persone sono state capaci di gestire la scarsità delle risorse, di difendere i beni comuni e di instaurare un rapporto non predatorio con la natura. 

 

SINOSSI DELL’OPERA. Il volume compendia anni di studio sul Monte Sirente e sulla Valle Subequana, ne chiarisce la consistenza territoriale e illustra il lato meno visibile di un’area poco nota e nel contempo privilegiata dell’Appennino abruzzese; indaga sul suo vissuto e sul suo vivente, rivela le intimità e gli approdi singolari di un viaggio seducente di conoscenza complessiva e di fruizione minuziosa dei luoghi. Felice connubio tra analisi delle fonti e funzione divulgativa, il libro si pone anche a servizio della progettualità politica locale quale strumento di lavoro e contiene la storia finalmente svelata di una zona interna dell’Abruzzo aquilano considerata a torto e per troppo tempo marginale, di una apparente terra di nessuno che prende consapevolezza del proprio potenziale e, senza retorica, mostra la sua trama identitaria ricca di radici e orizzonti, di culture e colture, di paesi e paesaggi, di torri, castelli, templi, chiese, conventi, monasteri e ogni piazza, strada o sentiero diventa una continua e appagante sorpresa. Nel volume si narrano le origini, le attitudini e le aspirazioni della gente subequana, il sentimento e la ragione di un’esistenza millenaria, la profondità nascosta – e ora rivelata – della sua anima. Un’identità irripetibile e riconoscibile, un passato contemporaneo che spinge a credere fino in fondo nelle vocazioni della propria terra e a ritenere che sia questo il modo per non abbandonarla e farla vivere a tutti. 

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Massimo Santilli frequenta la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi dell’Aquila, e inizia la sua costante e proficua attività di ricerca in ambito storico e antropologico. È Socio Ordinario della Società Internazionale di Studi Francescani e Membro Ordinario dal 1995 della Deputazione Abruzzese di Storia Patria. Ha ricoperto vari incarichi, fra i quali si ricorda quello di Consigliere d’Amministrazione del Consorzio Beni Culturali della Provincia dell’Aquila; dal 1992 ha inoltre svolto lungamente servizio presso la Biblioteca Provinciale “S. Tommasi”, occupandosi della prestigiosa “Sala Abruzzese”. È autore di quindici volumi, fra i quali si segnala “Il sangue di Francesco. Le reliquie di sangue di San Francesco d’Assisi e il prodigio della liquefazione” (Edizioni Menabò, 2021 - con una prefazione del prof. Grado Giovanni Merlo), il quale ha ottenuto nel 2019 uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel panorama culturale italiano e internazionale qual è il Premio Scanno (Antropologia Culturale). Ai suoi lavori editoriali si sono interessate alcune delle principali testate giornalistiche ed emittenti radiotelevisive nazionali; libero docente, svolge attività didattica a progetto per la scuola primaria e per quella secondaria di primo grado, e tiene inoltre seminari per le università. 

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