La vendemmia 2014 e l’apertura della nuova annata agraria rappresentano un importante momento di analisi della situazione attuale del settore ma anche di riflessione sulle prospettive future. Per il territorio ortonese, infatti, l’ambito vitivinicolo costituisce ad oggi una delle maggiori leve e il traino dell’economia locale.
Secondo l’assessore all’agricoltura del Comune di Ortona, Giannicola Di Carlo: “I governi passati hanno mortificato lo sviluppo dei prodotti agricoli con azioni inopportune e deleterie come l’aumento dell’IVA e la mancanza di accesso al credito. Oggi però non bastano più solo le belle parole e non possiamo aspettare inermi che i nostri sogni si avverino: nel 2015 avremo l’obbligo di aggregare e mettere in rete le migliori competenze ed energie presenti sul nostro territorio per operare scelte coraggiose e consapevoli.
Sarà difficile nei prossimi anni gestire il mercato e restare competitivi, vista la riduzione dei quantitativi di produzione dovuta alle condizioni climatiche a volte ostili che hanno caratterizzato quest’annata agraria 2014, non solo per le produzioni vitivinicole, ma in generale per le agroalimentari (il grano, ad es.) e ciò avrà ripercussioni importanti sui costi aziendali.
In qualità di assessore comunale all’agricoltura – continua Di Carlo - mi sto impegnando da tempo a garantire il “KM VERO” della Città di Ortona, perché abbiamo il dovere di garantire la qualità del nostro territorio nel bicchiere, attraverso ogni sorso dei nostri vini ortonesi.
Il futuro PSR (Piano di Sviluppo Rurale) dovrà essere consono alle reali necessità del mondo agricolo attuale e garantire le migliori leve di sviluppo e di attuazione di quella strategia condivisa che potrebbe portare frutti importanti non solo per le nostre produzioni agroalimentari, ma anche per il turismo: attualmente, infatti, uno dei fattori cha maggiormente attrae il turista è sicuramente l’offerta enogastronomica d’eccellenza.
Il paradosso è che i fondi europei (OCM) continuano ad essere inutilizzati ancora da molte Regioni: basta pensare che ai 17 milioni di euro destinati alla promozione vinicola 2014 rimasti inutilizzati, si aggiungono altri 16 milioni non erogati dagli Enti regionali lo scorso anno. Quasi 33 milioni di euro di fondi pubblici europei destinati alla promozione del vino italiano andati praticamente persi.
Una opportunità sprecata, in un momento in cui i numeri e le richieste provenienti dal mercato asiatico e da quello americano fanno ben sperare per il futuro dell’export di settore (La Cina – secondo le proiezioni Euromonitor – nel 2018 supererà i 30milioni di ettolitri di consumo vino, più del doppio degli Usa).
A differenza dei vini bianchi che negli ultimi 13 anni hanno registrato una crescita piuttosto omogenea (sia in termini di volume, sia di valore), i vini rossi sono protagonisti di un vero e proprio processo riorganizzazione, con tassi di crescita più che doppi sul fronte valore e prezzi in deciso rialzo.
Oggi i vini rossi valgono 2,1 miliardi di euro: la metà esatta dell’export italiano in bottiglia.
Per la nostra regione il vino può diventare davvero “l’oro rosso” e un forte bacino di impiego, ma solo se il settore sarà tutelato e sostenuto non solo a livello comunale. È necessaria una sinergia totale fra tutti i livelli istituzionali per portare il vino abruzzese ai vertici del mercato globale. E bisogna anche pianificarla in fretta perché la concorrenza di altri Paesi produttori (la Spagna ad esempio) è altissima e feroce”.

