Sei punti in sei partite, frutto delle due vittorie per 1 a 0 contro le neo-promosse Brescia e Verona, appena quattro gol fatti e otto subiti. Non è stato certo l'inizio di campionato che i tifosi del Milan sognavano quando hanno accolto con gioia l'arrivo di Marco Giampaolo in panchina. Ma il tecnico abruzzese ha dimostrato più volte in carriera di saper reggere alle pressioni e di riuscire a far ingranare le proprie squadre dopo avvii complicati. Riuscirà anche in questa impresa?
Alla vigilia della sfida col Genoa, il bilancio rossonero parla di una sedicesima posizione in classifica con un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione. Decisamente troppo poco per una squadra che nelle ultime due stagioni si è giocata la Champions fino all'ultima giornata e che con il cambio di proprietà ha come obiettivo quello di tornare nell'élite del calcio nazionale ed europeo. Ma quali sono le ragioni di questa crisi nel gioco e nei risultati?
Dopo aver perso il derby con la lanciatissima Inter, il Milan aveva mostrato segnali incoraggianti nel gioco contro il Torino, rimediando un immeritato 2 a 1. Progressi che sono subito evaporati in casa contro la Fiorentina, capace di imporre a San Siro la propria forza e battere Romagnoli e soci per 3 a 1. Sul banco degli imputati sono finiti tutti, dalla dirigenza al tecnico, fino ad arrivare ai giocatori.
A Boban, Maldini e Massara, i tre responsabili del mercato e degli indirizzi sportivi, viene rimproverata la scelta di aver allestito per Giampaolo una delle rose più giovani, e con meno esperienza della Serie A. Giocare con la maglia del Milan è sempre stato difficile, e farlo in una piazza stanca di anni difficili non fa che aumentare la pressione. A maggior ragione per ragazzi alla prima esperienza in una big. L'unica soluzione è quella di uscire dalle difficoltà individuali attraverso il collettivo.
E mentre Inter e Juventus, squadre più accreditate alla vigilia ma con cui il Diavolo sperava di aver ridotto il gap, si affronteranno in un match che si preannuncia combattuto e che potrebbe decidersi nel finale, i rossoneri faticano proprio a trovare una propria solidità mentale e di gioco che possa colmare le lacune di esperienza e fisicità. Per questi motivi è finito sotto accusa anche Giampaolo, la cui panchina è sempre più traballante.
I dubbi della dirigenza non riguardano soltanto le quattro sconfitte accumulate nelle prime sei giornate, una delle peggiori partenze della storia rossonera, ma soprattutto la qualità del gioco espressa e la sterilità in fase offensiva. L’ex mister della Samp è in difficoltà perché la squadra non riesce a interpretare le sue idee. Emblematica al riguardo l'intervista nel post-Fiorentina: “La squadra è scesa in campo come se non si fosse mai allenata insieme”.
Non va meglio la situazione per quanto riguarda gli interpreti che vanno in campo. Alcuni dei nuovi come Bennacer, Krunic e Rebic stanno viaggiando a corrente alternata, mentre i soli Hernandez e Leao stanno dimostrando di essere davvero da Milan. Il peso più grande, però, ricade sulle spalle dei senatori. Giocatori come Biglia, Suso e Calhanoglu vengono spesso beccati dai tifosi per i numerosi errori in campo e ancora non sono stati in grado di trascinare i più giovani e prendersi le proprie responsabilità quando il pallone pesa di più. In particolare spiccano in negativo i casi di Suso e Piatek. Il primo è stato difeso e tolto dal mercato per volere di Giampaolo in estate ma nel nuovo ruolo di trequartista non sta meritando la fiducia accordata. Il bomber ex Genoa, invece, dopo aver stupito alla prima stagione in Serie A è fermo alle due reti realizzate su rigore ma in queste sei partite non ha mai fatto male su azione.
La situazione è molto difficile ma non ancora completamente compromessa. Giampaolo ha avuto spesso inizi complicati nelle sue esperienze passate, ma ha sempre saputo rialzarsi grazie alle proprie convinzioni e alla fede in un'idea di gioco fatta di possesso palla e verticalizzazioni improvvise. Quell'idea che potrebbe salvare ancora una volta la sua panchina e regalare un futuro europeo ai rossoneri.

