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Lotterie, giochi online e siti di scommesse: una fotografia della situazione in Italia

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Il contrasto al gioco d’azzardo illegale passa anche attraverso un monitoraggio attento dei siti web di scommesse, dietro i quali spesso si cela la mano della criminalità organizzata.

Stando ai dati diffusi dall’AGCOM, l’Agenzia del Governo per le Telecomunicazioni, nel 2018 sono stati analizzati ben 52.659 portali relativi alle scommesse online e al gioco in generale, 15 dei quali sono risultati illegali.

Un numero irrisorio rispetto alle migliaia di siti analizzati, certo, ma comunque simbolo di un’attenta campagna di controllo da parte dello Stato sulle attività legate al gioco d’azzardo, che nel nostro paese oramai sono divenute da un lato fonte di business, dall’altro una vera e propria emergenza sociale.

Aumenta la spesa pro-capite per il gioco d’azzardo

Stando infatti a quanto riporta l’Istituto Superiore di Sanità, nei primi 6 mesi di quest’anno la spesa pro capite nel gioco d’azzardo sarebbe aumentata dal 45% rispetto al 2017, per un totale di 737 milioni di euro.

L’Istituto inoltre afferma che il numero totale di giocatori nel nostro paese ammonta quasi a 3 milioni, dei quali la metà viene definita come problematica, ossia affetta da ludopatia; la parte restante invece è considerata a rischio malattia.

L’impatto dei Mondiali sul business delle scommesse online

Ad aumentare il numero di giocatori e il volume d’affari dei siti di scommesse online ci hanno pensato poi i Mondiali di Russia, che oramai stanno per giungereal loro epilogo finale: infatti stando ai dati riportati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel mese di giugno sono stati raccolti321,5 milioni di euro in scommesse, con un aumento del 20% rispetto al medesimo periodo del 2014, anno in cui si sono disputati i mondiali in Brasile.

Un chiaro segnale d come l’assenza dell’Italia alla manifestazione non abbia per nulla intaccato la febbre da gioco degli italiani, la quale è stata alimentata dallo sbarco nel nostro paese di grandi colossi del betting online.

Il Decreto Dignità e il giro di vite sulla pubblicità al gioco d’azzardo

Un giro di vite al business delle scommesse e dei giochi online è arrivato però la settimana scorsa con l’approvazione da parte del governo del Decreto Dignità, un provvedimento legislativo in cui si vieta categoricamente la pubblicizzazione di siti per scommesse, portali legati a lotterie e altre forme di gioco d’azzardo.

La normativa ha suscitato le proteste sia della Lega di Serie A, legata a doppio filo al meccanismo del betting online, sia da parte di Confindustria, il cui presidente, Vincenzo Boccia, ha affermato che la distruzione di un vero e proprio settore economico non può essere giustificato in alcun modo, nemmeno con la lotta alla ludopatia.

Chiara e secca è arrivata la replica del Governo, con il Vicepremier Di Maio che si è detto indisponibile al confronto sulla tematica del gioco d’azzardo e che ha sottolineato come non si possa fare impresa sulla pelle delle famiglie degli italiani.

Quanto vale il business delle scommesse online in Italia?

Stando ai dati riportati dal quotidiano Il Sole 24 Ore, nel 2016 il comparto scommesse nel nostro paese ha generato utili per una cifra quasi pari a 350 milioni di euro, con l’81% delle giocate che sono legate alle partite di calcio.

Di qui l’impossibilità di rinunciare a una fetta così importante del proprio business da parte delle società di calcio, che tramite il presidente della Lega di Serie A Miccichè hanno ribadito il proprio rifiuto circa il divieto di pubblicizza resiti di scommesse e di giochi d’azzardo online promulgato attraverso il Decreto Dignità.

La replica del Governo no si è fatta attender: infatti il Vice Premier Di Maio ha affermato come non ci siano margini di trattativa su tale provvedimento e che le industrie, inclusa quella calcistica, non possano fare utili a spese delle famiglie italiane.

Il braccio di ferro sembra quindi più che altro un muro contro muro destinato a tenere banco fino alla ripresa del nostro campionato di calcio.

La situazione nella Premiership inglese

Per quanto riguarda invece la situazione all’estero, il volume d’affari che lega sport e scommesse sembra essere regolamentato in maniera precisa e soprattutto senza ipocrisie di fondo.

Stando a quanto riporta Agipronews, in Inghilterra il cosiddetto Gambling Act – un accordo stipulato nel 2014 tra lo Stato britannico e le società di betting online – prevede che oltre al possesso di regolare licenza gli operatori del settore, per poter stringere un contratto di sponsorizzazione con una società calcistica, debbano versare una quota fissa pari al 15% dei profitti derivate dalle puntate dei giocatori sui siti di scommesse.

Le sponsorizzazioni all’interno della Premier League inglese da parte dei siti di scommesse e delle aziende del gioco d’azzardo costituiscono poi il 17% degli sponsor totali del campionato, con oltre la metà dei club che sulla maglia indossano un logo legato al mondo del betting.

Il volume d’affari legato alla sponsorizzazione delle maglie da calcio muove poi una cifra pari a 53 milioni di euro annui, il che significa una consistente fetta di introiti a cui i club inglesi, già più ricchi di quelli italiani, di sicuro non rinuncerebbero, in quanto costituiscono una solida base per acquistare e pagare giocatori di spessore internazionali con cifre da capogiro.

Il Decreto Dignità in Gazzetta Ufficiale: questione di ore

Che basti quindi una semplice regolamentazione di fondo per risolvere la questione anche in Italia?

A quanto pare la situazione nel nostro paese sembra essere più complessa, specie dal punto di vista dei contratti pubblicitari: infatti sempre Agipronews riporta che il Governo starebbe studiando in queste ore una forma di potenziamento della norma transitoria che riguarda il divieto di stringere accordi di sponsorizzazione con siti di scommesse e società legate al gioco d’azzardo.

In particolare sono al vaglio quei contratti pubblicitaristipulati tra società di calcio e di scommesse nel periodo intercorso tra l’approvazione del Decreto Dignità e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire a breve.

“Il testo del Decreto Dignità verrà pubblicato tra poche ore in Gazzetta Ufficiale” – ha dichiarato il Vice Premier Di Maio al Fatto Quotidiano. “Ci sono tante pastoie burocratiche, bollini da mettere. Ma arriverà”.

Un ulteriore segnale di come non ci sia più margine di dialogo tra istituzioni, Confindustria e società di Serie A.

Il direttore di AAMS Kessler: “necessario intervento legislativo sui giochi”

Una posizione favorevole alla revisione del comparto giochi d’azzardo, ma decisamente più neutra rispetto a quella espressa in queste ore da Di Maio è quella del Direttore dell’Agenzia dei Monopoli Kessler, il quale ha dichiarato: “Questa situazione dimostra come oggi il settore dei giochi necessiti di un intervento governativo, politico e probabilmente anche legislativo, perché ci sono punti "grigi" che vanno affrontati. Noi siamo pronti ad affrontare tutti questi temi”.

Parole che sottolineano la necessità di profonde riforme, poiché questo business da anni è sempre più oggetto delle infiltrazioni della malavita organizzata: infatti stando ai dati del Sole 24 Ore, nel 2014 sono state 547 le violazioni di legge e 496 le persone denunciate.

Per quanto riguarda invece i siti di scommesse illegali inseriti nella blacklist dell’Agenzia dei Monopoli, questi ammontano a 5.204, con oltre 700 milioni di tentativi di accesso da parte di tenti della rete.

Infine il denaro sequestrato negli ultimi 10 anni alla criminalità organizzata e legato al business delle scommesse illegali è pari a 36 milioni di euro.

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