Chiamarlo amore non si può

Il libro sarà presentato il 25 novembre ore 18, alla Libreria Mondadori di Ortona

24/11/2014
Comunicati Stampa
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Il 25 novembre alle 18.00, alla libreria Mondadori di Ortona, Donn.è, Associazione di promozione sociale a tutela delle donne, responsabile del Centro antiviolenza Donn.è, di riferimento per il bacino di utenza del comune di Ortona, riconosciuto con legge regionale 31/2006, presenta il libro "CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'” della casa editrice Mammeonline.

23 scrittrici raccontano le loro storie giovani e attualissime, dove la violenza si nasconde nel quotidiano, si cela dietro parole e atteggiamenti spesso trascurati e sottovalutati. Un libro, principalmente per ragazzi e ragazze, che apre all'educazione di genere e con il quale l'Associazione Donn.è si prepara a ripartire con i progetti di prevenzione nelle scuole. La scuola deve essere, oggi più che mai, un laboratorio dove poter fare ricerca sul luogo, in mezzo ai giovani, e non solo, dove, concretamente, ridefinire il linguaggio, i comportamenti, i pensieri che formano e generano le azioni, affinché queste siano sinonimo e manifestazione di civiltà, di etica e di patrimonio culturale.

Sarà presente l'editrice di Mammeonline, Donatella Caione con il suo prezioso contributo, per rinnovare l'impegno e la coesione di strumenti, persone, idee, metodi, per prevenire e combattere la violenza sulle donne. A seguire, letture sul tema, a cura della giovane blogger Dana Vanni.

Ringraziamo la Commissione alle Pari Opportunità della Regione Abruzzo che ha offerto con lode il patrocinio, l'azienda Team Service di Vasto in qualità di sponsor e un grazie per l'ospitalità alla libreria Mondadori.

“Come possiamo mai sperare che le nostre bambine e le nostre ragazze siano donne determinate nelle relazioni, sicure di sé e delle proprie scelte (…) se diamo loro solo un certo tipo di modelli? (…)”, commenta il presidente di Donn'è, l'avv. Francesca Di Muzio,  “A che serve ridurre la soluzione a mero problema penale, affannarsi a discutere sull’irrevocabilità della querela penale (…) se non si lavora invece sull’educazione? Sulla prevenzione? Se sin da bambine le circondiamo di libri scolastici pieni di stereotipi, di immagini di abuso del corpo femminile, con un linguaggio declinato al maschile che mortifica le donne è davvero inutile. Quanto ai ragazzi, sarebbe più efficace provare a decostruire i modelli familiari, sociali mediatici (…). E riflettiamo anche sul perché la violenza contro le donne sia così diffusa proprio ora che le donne sono apparentemente più forti, più libere, più ricche di opportunità.” 

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