Abruzzo che invecchia: strutture sociosanitarie riabilitative (ex art. 26) presidio essenziale, ma oggi rischiano la tenuta

Le riflessioni di Daniele Leone

riceviamo e pubblichiamo
28/01/2026
Sanità
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I dati richiamati in questo contributo sono tratti dal Rapporto IFEL “Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei comuni italiani – Rapporto 2026” (elaborazioni su dati ISTAT). La dinamica demografica evidenzia, per l’Abruzzo, un profilo più critico della media nazionale.

Al 1° gennaio 2024 la popolazione con 65 anni e più è pari al 25,6% in Abruzzo, contro il 24,3% in Italia; l’indice di vecchiaia è 220,2 contro 199,8 e l’indice di dipendenza 59,5% contro 57,6%. Anche la dinamica naturale conferma un quadro sfavorevole: nel 2023, in Abruzzo, natalità 5,97 e mortalità 12,47 per 1.000 abitanti, con incremento naturale -6,50; in Italia 6,44, 11,38 e -4,94.

Tali indicatori non descrivono solo un cambiamento statistico: anticipano un aumento strutturale della domanda di assistenza continuativa e di interventi ad elevata complessità clinico assistenziale, soprattutto nei territori con distanze maggiori dai servizi e con famiglie progressivamente meno in grado di sostenere il carico di cura.

In questo contesto, le strutture sociosanitarie riabilitative previste dall’articolo 26 della legge n. 833/1978, accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario, svolgono una funzione pubblica essenziale nel perimetro dell’articolo 32 della Costituzione: assicurano continuità assistenziale, presa in carico e percorsi riabilitativi a persone fragili e croniche, contribuendo a prevenire riammissioni ripetute e accessi impropri in ospedale.

L’utenza è costituita in larga misura da pazienti anziani fragili con pluripatologie e patologie neurodegenerative o respiratorie (esiti di ictus, demenze, Parkinson, fratture di femore, BPCO), con bisogni assistenziali elevati e gestione H24. Si tratta di condizioni che richiedono monitoraggio clinico continuo, prevenzione delle complicanze (immobilità, infezioni, malnutrizione, rischio di aspirazione, lesioni da pressione), gestione di presìdi e interventi riabilitativi programmati.

L’approccio è multidisciplinare: fisioterapia per il recupero motorio e, quando necessario, per il supporto respiratorio; logopedia per le funzioni deglutitorie e comunicative; OSS nelle attività della vita quotidiana; coordinamento clinico-assistenziale di medici e infermieri. Il percorso viene formalizzato in un Progetto Riabilitativo Individuale (PRI), con obiettivi misurabili e verifiche periodiche. L’esito atteso non è solo assistenziale, ma riabilitativo: recupero funzionale, mantenimento delle autonomie residue e contenimento della disabilità, riducendo il rischio di istituzionalizzazione non necessaria. Le strutture ex art. 26 non sostituiscono l’ospedale: ne rappresentano un’integrazione indispensabile, soprattutto nei percorsi post-acuti e post-riacutizzazione (frattura di femore, ictus, polmonite, scompenso). Offrono modelli di cura che richiedono tempi adeguati, competenze specialistiche, continuità di équipe e dotazioni riabilitative, favorendo dimissioni appropriate e riducendo ricoveri impropri, con benefici anche per le famiglie.

A fronte di una complessità in aumento, il settore segnala tuttavia una criticità strutturale: molte strutture operano con tariffe/rette non allineate all’incremento dei costi reali (personale, energia, dispositivi, requisiti organizzativi). Quando il finanziamento non segue la complessità, il rischio è la compressione degli elementi che determinano esiti e sicurezza: stabilità degli organici, continuità assistenziale, capacità di trattenere competenze e qualità organizzativa. Per una Regione più anziana della media nazionale e con un saldo naturale più negativo, la tenuta della rete non può gravare esclusivamente sull’ospedale e sulla cura familiare. È necessaria una scelta programmatoria che riconosca nelle strutture sociosanitarie riabilitative ex art. 26 una componente strutturale della sanità territoriale, pienamente integrata nella rete del Servizio sanitario.

Indicazioni operative 

Aggiornare tariffe/ rette i n coerenza con intensità assistenziale e complessità clinica

Adeguare standard organizzativi e dotazioni professionali alla cronicità complessa, garantendo adeguata presenza di infermieri, OSS, fisioterapisti e professionisti della riabilitazione

Con un invecchiamento superiore alla media nazionale, l’obiettivo prioritario è mettere questa rete nelle condizioni di reggere una domanda prevedibilmente crescente. Occorre un confronto strutturato tra Regione, Asl, soggetti accreditati, associazioni di rappresentanza e organizzazioni sindacali, orientato a sostenibilità, qualità e sicurezza delle cure.

Daniele Leone, infermiere

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