Ortona, 22 luglio 2025. Per l’ennesima volta entriamo in un nostro ospedale, quello di Ortona, e puntualmente emergono riflessioni imbarazzanti sulla gestione della nostra sanità. Sito invidiabile, mobilità esterna e servizi relativi, comunque, imbarazzanti. Viale d’ingresso rassicurante, ma una volta dentro ecco l’incredibile ed angoscioso sviluppo di scale, corridoi ed ambienti similari che si moltiplicano fino al raggiungimento, lì in fondo, dell’assolata e triste stanzetta indicata. Tralasciando ogni aspetto estetico e manutentivo, i pazienti sono in ordine ed in attesa, in piedi ed inquieti, fondamentalmente composti. Addetti al servizio sanitario nemmeno l’ombra, ma quando appaiono, ecco il richiamo pronto e irritante, a rammentare ordini inutili e gerarchie inservibili. Un quadro desolante, dai colori opachi ed ingialliti per una sanità che procede con la sua più classica e ruvida inerzia. Orari violati, ordini sballati, difese bizzarre, parole inutili, furbetti, con chi fa strada, sempre presenti e tutto procede nell’odioso silenzio ed in un vuoto inquietante, per esprimere un sentimento di disagio e disgusto che non si riesce a smaltire.
Per la salute pubblica l'Abruzzo può vantare un complesso di strutture pubbliche davvero impressionante sia per volumi che superfici, sia per localizzazioni che specializzazioni, per attrezzature e servizi, per personale ed addetti d'ogni genere e poi per tanto, ma tanto denaro pubblico impegnato e tanto ancora necessario per chiudere le profonde falle.
Spesa pubblica, ovviamente, stratosferica rispetto ad altri settori, superiore ai 2000 euro/cittadino ed una voragine contabile, adesso si legge sul giornale, di molto superiore ai cento milioni di euro; senza aggiungere altro, uno scandalo di gestione che si registra dall'alto al basso senza soluzione di continuità. Dalla politica Regionale, con l'ossessione di mantenere al proprio posto un assessore nemmeno eletta, nonostante le note rovine, a quella aziendali, con il profondo degrado che vivono gli organismi in funzione, a chiudere con gli incalcolabili ed irritanti sgarbi relazionali che si registrano quotidianamente fra le vittime malcapitate e fra i pazienti assoggettati ed impotenti.
Ad ognuno, comunque, l'adozione d'ogni proprio giusto principio etico.
Una famosa scritta che si trova all'ingresso dell’Hotel-Dieu, il più antico ospedale di Parigi, in qualche modo potrebbe correre in aiuto quale riferimento per ogni agire istituzionale nella salute pubblica.
Una frase, dunque, da scolpire nella mente, nelle mani, soprattutto nel cuore di chi dovrebbe operare in questo settore, nella gestione di questi luoghi di dolore e di sofferenza, nell’impegno quotidiano d’ogni addetto in questi nostri ospedali, ultimi presidii di salvezza, per evitare ogni identificazione di tristi e miseri luoghi di mortificazioni.
La frase posta all’ingresso di quell’ospedale, oramai arcinota, recita: "Se sei malato, vieni. Se posso, ti guarirò; se non posso guarirti, ti curerò; se non posso curarti, ti consolerò."
In questa frase, comunque, la vera aspettativa d’ogni paziente per ogni possibile gratificazione, ma in queste parole anche i giusti propositi d’ogni eventuale impegno per il mondo dei decisori … oppure l’effimera o residua speranza per quel mondo che lentamente svanisce senza lasciare che una traccia in qualche anima sensibile.
Nando Marinucci
[Nuovi Tempi]