econdo appuntamento con l’Associazione Musicale I GIOVANI ACCADEMICI di Ortona.
Sabato 18 alle ore, il Teatro Tosti vedrà protagonisti il violinista Paolo Angelucci e la pianista Milena Belousova.
Il programma prevede la Sonata in la minore op. 105 di R. Schumann, la Danse Macabre di C. Saint – Saëns e la
Sonata in La Maggiore di C. Franck.
La Sonata in la minore op. 105 (composta dal 12 al 16 settembre 1851) colpì subito Clara che afferma di esserne
stata letteralmente «incantata e commossa» sin dalla prima lettura. Il primo movimento, Mit leidenschaftlichem Ausdruck
(Con appassionata espressione appassionata), in forma sonata, inizia con un tema sincopato in 6/8, una melodia
inquieta e appassionata che è alla base di quasi tutto il materiale motivico del primo movimento; a essa segue
un'ampia transizione modulante alla relativa maggiore che sembrerebbe dover portare al secondo tema, ma
invece abbiamo solo un frammento, un accenno di melodia che, nell'andamento ritmico e intervallare, riprende il
primo tema per concludere l'Esposizione con un'idea motivica che è la trasposizione alla relativa maggiore della
transizione. Lo Sviluppo prende le mosse dal primo tema, il cui attacco risuona singolarmente alla tonica e
prosegue con una mirabile elaborazione del tema medesimo. Alla fine dello Sviluppo un'ampia progressione
ascendente riconduce alla tonalità di la minore e alla Ripresa con la riesposizione del tema principale. La
transizione, quasi letterale trasposizione di quella dell'Esposizione, riafferma la tonica mutandone il modo da
minore in maggiore; riappare quindi il motivo secondario e infine la coda: ritorna ossessivo l'attacco del tema
principale, una sorta di perorazione finale prima che il violino si lanci su delle rapide e brillanti figurazioni
cadenzali.
Il secondo movimento (Allegretto), in fa maggiore, è sempre ravvivato dall'alternarsi di sezioni cantabili e di altre
danzanti sul tipo di uno Scherzo. L'idea melodica principale, intima e delicata, apre uno squarcio di serenità
dopo l'atmosfera angosciosa del primo movimento; questa viene solo brevemente interrotta da un motivo
leggero e scherzoso, che flette la tonalità verso il modo minore per poi, dopo alcune battute, far riemergere la
melodia principale. Una seconda sezione presenta una nuova idea melodica in fa minore velata di malinconia.
Ritorna quindi la melodia iniziale, di nuovo interrotta dal motivo scherzoso. Segue una sezione in minore con
un'idea melodica che è una variante ampliata del motivo scherzoso prima dell'ultima riproposizione della
melodia principale.
Il terzo movimento, Lebhaft (Allegro), in forma sonata, presenta un tema principale costituito da una lunga
figurazione di sedicesimi, di carattere spiccatamente motorio, (quasi un perpetuum mobile) in scrittura imitativa tra
il pianoforte e il violino. Senza alcuna battuta di transizione si passa al secondo tema, un motivo squadrato e
scandito ritmicamente dall'accompagnamento pianistico. L'Esposizione si chiude con una breve sezione
conclusiva dove ritorna frammentato il tema iniziale. Lo Sviluppo, articolato in tre parti, vede nella prima e nella
terza riapparire spunti del primo e del secondo tema, mentre quella centrale, in mi maggiore, è basata su una
nuova idea, una melodia distesa e cantabile, che interrompe per alcuni momenti la concitazione motoria del
movimento, anche se l'attacco del tema principale fa qua e là capolino nell'accompagnamento pianistico. La
Ripresa vede nell'ordine riesposti il primo e il secondo tema. Nella coda ricompare l'attacco del tema del primo
movimento, ma, dopo qualche battuta, cede nuovamente al turbinoso movimento motorio che conclude la
sonata.
Dodici rintocchi su un re, scandiscono lo scoccare della mezzanotte. Un violino, che sembra accordarsi, schizza
sinistramente un primo tema, sarcastico nella sua successione di quinte giuste e quinte diminuite. Emerge poi un
altro motivo, una specie di lento valzer, dal profilo malinconico nel suo itinerario in parte segnato da cromatismi
discendenti. Dottamente ricamato su un disegno imitativo, il secondo tema introdurrà a una parodia sbilenca e
bizzarra del Dies irae, spunto questo che peraltro, una decina d'anni dopo e in tutt'altro uso e contesto, ispirerà a
Saint-Saëns l'idea ciclica della sua Sinfonia con organo. L'uso virtuosistico dello strumentale - ingrediente
importante di questa breve pagina - lascerà spazio anche al celebre utilizzo col legno dell’arco che riproduce lo
scricchiolio delle ossa degli scheletri danzanti. È lo staccato del violino che, alla fine, imitando il canto del gallo
ristabilisce la quiete, con il sorgere del di. E la musica si placa, lasciandoci i fumi ambigui di un'ironia raffinata e
burlesca.
Pare che alla prima esecuzione, nel 1875, la Danza macabra fosse accolta da fischi. Se è vero, la nemesi storica è
stata fulminea, perché da sempre questa scena di sabba notturno ha incontrato i più divertiti favori: a cominciare
da Liszt, che ne ha subito realizzato una trascrizione pianistica. Per la verità, questa musica Saint-Saëns l'aveva
composta dapprima per canto e pianoforte - su un buffo, onomatopeico testo di Jean Lahor, pseudonimo di
Henri Cazalis - e poi, nel 1874, volta in veste di poema sinfonico.
La Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck è sicuramente uno dei capolavori della musica da
camera dell'Ottocento, laddove, come osserva Cesare Fertonani, si intrecciano linguaggio lirico coloristico
francese con l'attenzione all'architettura della forma, dentro a un linguaggio armonico di straordinaria
raffinatezza ispirato dal cromatismo wagneriano e da nouance modali. Franck scrive la Sonata secondo il
principio ciclico a lui caro, per cui temi, idee e loro variazioni si intrecciano tra i movimenti creando continuità
attraverso l'unificazione motivica, aggregando coerentemente e in modo originale il materiale. Era una tecnica
che Franck aveva cooptato da Franz Liszt e fatta sua come comun denominatore di riferimento, tanto che
Vincent d'Indy descrisse la Sonata come «il primo e più puro modello di utilizzo ciclico dei temi informa sonata... vero
monumento musicale».
Nell'Allegretto ben moderato ci si ritrova come cullati in una morbida berceuse: strana scelta per un movimento
di sonata, nella quale comunque mancherà la sezione di sviluppo e sarà presente una semplice riconduzione.
Ecco dunque, già dalle quattro battute di introduzione pianistica, il nucleo generativo del primo tema, definito
da un intervallo ascendente di terza sopra un ritmo trocaico lunga-breve. Il violino espone il primo tema,
ondeggiante e molto dolce sulle delicate armonie del piano. Questo tema corrisponde all'idea ciclica ricorrente
dell'intera Sonata e man mano si sviluppa in arcate via via intense e ampie, sino a un climax. Appare ora il dolce
e sentimentale secondo tema, lasciato al piano solo e ai suoi ampi e morbidi arpeggi, mentre, poco dopo,
affiora il ricordo del primo tema, fatto sentire in imitazione a canone e poi "ripreso" dolcemente dal violino. Di
nuovo torna il secondo tema ancora al pianoforte solo, mentre il violino si inserisce nell'enunciato facendo
sentire un'idea derivata dal nucleo ciclico di base. Ancora sull'idea ciclica si basa la coda, dove gli echeggiamenti
rappresentano una onirica reminiscenza della materia sonora. Anche l'Allegro, il secondo tempo, è in forma
sonata. Inquietudine e un'aura di tragicità lo pervadono sin dai primi passi sui trascinanti arpeggi del piano da
cui emerge il primo tema, dalla matrice che si rifà all'idea ciclica; ripreso dal violino nel registro cupo e grave, si
trasforma in sempre nuove proposizioni, compresa una bella linea melodica discendente, mentre echeggia
ancora un ricordo dell'idea ciclica al violino. Di seguito il secondo tema, pure derivato dall'idea generatrice,
rappresenta, in questo turbinoso vortice, una fase distensiva, condotto dal violino sopra arpeggi in terzine del
piano, a sfociare nel Poco più lento, dove tutto viene come sfumato e attenuato sulle ultime battute
dell'esposizione. Nel Quasi lento inizia un rarefatto sviluppo, in continuità con l'atmosfera divagata di fine
esposizione, dove il piano appoggia i suoi accordi offrendoli al violino, che vagheggia elementi del secondo
tema. Ma questo sviluppo è ricco di sorprese: un improvviso ritorno al Tempo I in Allegro, dopo una pausa,
riprende frasi simili a quelle appena sentite, ma sotto ben altra prospettiva sonora, ora intensa, espressiva. Gli
altri elementi, come la linea melodica discendente dell'esposizione, sono continuamente sviluppati: qui si
ripresenta in sovrapposizione alla parte finale del secondo tema; ecco una sua netta rielaborazione con l'incipit
del primo tema al piano che si alterna a turbinose frasi del violino, mentre poco dopo si sentono, ulteriormente
rimodulati, i segmenti melodici di secondo e primo tema, messi in risalto vuoi al pianoforte, vuoi al violino,
sopra un ritmico accompagnamento. Dopo la ripresa, una coda in tempo Animato poco a poco e poi Quasi
presto prosegue la tendenza al crescendo emotivo. Il ricordo del primo tema e poi dell'idea ciclica affiorano
come sogni reali, mentre un lungo trillo del violino, seguito da tre accordi di violino e piano, fa da emblematica
sigla di chiusura della complessa struttura.
Il terzo movimento è un meraviglioso saggio di fantasia e stile, straordinariamente congegnato anche nella
costruzione. Libertà di invenzione, ma anche dominio scrupoloso dell'architettura sorprendono per la capacità
di mettere insieme libertà e regola. Spunti e idee simili a una preghiera paiono provenire dalla coscienza di un
destino avverso, che si cerca di contrastare con ogni forza. Già nell'introduzione-recitativo, di carattere
improvvisativo, si intravede il respiro dell'idea ciclica. Passi del pianoforte e del violino si alternano in stile
rapsodico, mentre nel Molto lento gli strumenti suonano insieme. Quando riprende il recitativo, trova violino e
pianoforte a duettare in tandem in uno scambio via via intenso, sino a tracimare in un passo di transizione in
cui rintracciamo, a creare profonda liaison, la linea melodica ascendente che stava all'inizio dello Sviluppo del
secondo tempo. Siamo giunti in una sezione fortemente lirica e di intensa cantabilità, con un tema vero e
proprio organizzato in due idee (A e B) - più tardi ripreso nell'ultimo movimento - in cui si sovrappongono, o
meglio, si fondono in un tutt'uno gli arpeggi del piano con il profluvio motivico del violino, ovvero il tema
"dolcissimo espressivo" (A) e il tema "drammatico" (B); dentro questo crogiuolo di impressioni, riemerge una
reminiscenza dell'idea generatrice così come si era sentita nel primo tempo iniziale, dentro il primo tema, che
ne era diretta emanazione. La coda, Lento e mesto, è una malinconica variante dell'episodio intermedio del
Molto lento iniziale, a consolidare la struttura formale nel trapasso continuo di spunti e idee. L'Allegretto poco
mosso conclusivo è un versus del tempo precedente, perché, in un certo senso, pare voler presentare una
soluzione chiudendo la Sonata attraverso una liberazione gioiosa. Ad esempio, il tema generatore, sottoposto a
un'opera di lavorio continuo in forma di canone tra piano e violino, è ora ricco di spunti luminosi. Così tutti gli
elementi, di fronte a questa improvvisa e progrediente immagine di luce, ne scaturiscono trasformati. La
struttura è quella del rondò alla francese, dove il refrain, di volta in volta proposto in tonalità differenti, si
alterna a episodi-couplets. Notevole, però, anche il lavoro tecnico sulla linea tematica, sottoposta a un massivo
lavoro contrappuntistico proposta come in canone all'ottava violino-piano; qui però, è netta anche la matrice
con l'idea ciclica, perfettamente camuffata dentro la plastica bellezza dell'arco melodico. Il primo episodio
echeggia il tema lirico del terzo movimento (A), suonato "cantabile" dal piano mentre il violino veleggia su
eleganti arabeschi; poco dopo si sente anche il riferimento al tema principale di questo movimento. Lo stesso
ancora torna in un cantabile enfatizzato in un vivace passo finale, brillantissimo, ancora in canone. Una frase di
raccordo porta allo sviluppo, dove il tema principale è frammentato in segmenti e incisi. A seguire, nel secondo
episodio, Franck conferma la paziente opera di recupero e integrazione dei materiali prendendo spunto dal
plastico secondo elemento tematico incastonato nel terzo tempo come elemento (B), unitamente a elementi
elaborativi dello sviluppo. Infine, nell'epilogo, ecco l'ennesimo ritorno del tema (A), già richiamato nel primo
episodio, in un progressivo diminuendo da ff e pp. Emblematicamente il movimento si chiude col ritorno del
tema principale e una coda che ripropone la saettante e brillante fase conclusiva del profilo tematico.
Milena Belousova
Nata in Russia nel 1984 a Rostov sul Don, ha iniziato gli studi musicali a 5 anni,spinta precocemente in quanto
figlia d' arte. Trasferitasi in Italia all'età di 9 anni é entrata a frequentare il conservatorio statale L. D'Annunzio
di Pescara sotto la guida della prof.ssa Rosella Masciarelli. Ha alternato gli studi musicali con il teatro e
successivamente con la carriera universitaria. Ha conseguito la laurea in pianoforte classico con il massimo dei
voti sotto la guida della prof.ssa Michela De Amicis e pratica da tre anni il ruolo di pianista accompagnatore
presso il conservatorio grazie a una borsa di studio. Attualmente é impegnata nel corso specialistico di Maestro
collaboratore sostituto del teatro lirico presso il medesimo conservatorio sotto la guida del professore Marco
Moresco.
Paolo Angelucci
Intraprende sin da piccolo lo studio del violino sotto la guida del nonno, il M° N. Valentinetti, studiando
successivamente con F. Mezzena, A. Anselmi, E. Pellegrino, I. Grubert, M. Mumelter, N. Beilina in Italia e in
Svizzera e musica da camera con i Maestri E. Hubert e L. Cerroni. Diplomatosi nel 2001, nel 2007 e nel 2011 si
laurea cum laude in Discipline Musicali (Indirizzo Interpretativo – Compositivo in Violino e Musica da Camera)
presso la facoltà di Teramo e nel 2009 in Didattica Strumentale presso il Conservatorio “L. D’Annunzio” di
Pescara, dove è attualmente laureando in Direzione d’Orchestra sotto la guida del M° A. Melchiorre. Vincitore
di numerosi concorsi nazionali e internazionali, si è esibito nella doppia veste di solista e direttore con orchestre
nazionali ed estere. Ha tenuto tournèe in Ungheria, Svizzera, Francia, Spagna, Russia, Lituania e Germania. Ha
effettuato registrazioni per la R.A.I.1, R.A.I.2 e R.A.I. International, oltreché per emittenti televisive locali,
collaborando con artisti di fama internazionale: R. Cocciante, Ron, L. Willis, M. Quarta, M. Maiski. La critica
tedesca lo ha definito “dotato di un suono che commuove…” (Heilbronner – Stimme); e ancora “[…] Paolo Angelucci ha
un modo personale di suonare pieno di temperamento […]. Nelle sue mani energiche e sensibilissime il violino si sostituisce al bel
canto e il suono acquista vita propria […]” (Rhein - Necker Stimme). Già spalla dei violini primi dell’Orchestra
Progetto Palcoscenico, dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. D’Annunzio” e della Corelli Chamber
Orchestra, è attualmente spalla dell’Orchestra da Camera Città di Ortona “G. Albanese”, Orchestra d’Archi
L’ACCADEMIA DELLO SPETTACOLO, della N.O.A. dell’ Ensemble “A. Lecouvreur”, dell’Orchestra
Sinfonica FONDERIE SONORE e dell’Ensemble Accademia Harmoniae, con cui ha partecipato all’ultimo
disco (e relativa tournèe) della storica band THE ROKES. È violinista del Cuarteto del Angel, del
VivartEnsemble e dei Tea for Four. Musicista eclettico, negli ultimi anni si è cimentato con il jazz, il blues,
l’improvvisazione applicata al violino e la composizione. Ha scritto e arrangiato musiche per il Teatro del Krak,
l’AssOdeon e per la fiaba musicale della musicologa D. Melini, EXTRAVARIUS, in occasione della Biennale di
Liuteria nel Mezzogiorno(ed. 2009). Nel 2009 vince il Terzo Premio al Concorso di Composizione “C.
Fallagrassa” e il Primo Premio Assoluto al GRIF. Ha inciso dischi per Blurecords, GPM, EvenTea, Buena
Suerte e GalliRecords. Docente di violino presso le SMIM della provincia Chieti, tiene corsi di violino e violino
jazz presso l’Accademia dello Spettacolo, presso cui dal 2013 ricopre anche la carica di Direttore Artistico. È
attualmente direttore dell’Orchestra I GIOVANI ACCADEMICI, con cui nel luglio 2014 è stato invitato a
tenere concerti in Belgio presso l’Ambasciata Italiana a Bruxelles in occasione dell’apertura del Semestre di
Presidenza Italiana all’UE. Tiene corsi di perfezionamento (Musica in Crescendo, Accademia dello Spettacolo,
Accademia Musicale Pescarese, Incontri con i Maestri etc.) ed è docente esterno di Musica presso Scuole
Superiori del comprensorio teatino. Suona su un violino antico di scuola bresciana restaurato dal liutaio S.
Valentinetti e su una copia Stradivari dello stesso liutaio.


