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Associazione Ortonese di Storia Patria : Ortona agli albori del risorgimento - Il tramonto della nobiltà e l’alba della borghesia (1806-1825 )

Incontro di approfondimento storico su eventi della città di Ortona tenuto da Nicola Serafini dell’Associazione Ortonese di Storia Patria

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Il periodo storico considerato da questa serie di conferenze è quello in cui si afferma un nuovo ceto, quello della borghesia, nel suo concetto moderno. Sviluppatosi con l’Illuminismo settecentesco, s’impone nel secolo successivo con professionisti, mercanti e burocrati che abbracciano le nuove idee liberali. Questo accade anche ad Ortona, dove la nobiltà comincia a lasciare spazio, appunto alla borghesia.

Nobiltà in via di estinzione. Scomparse sul finire del Settecento le antiche casate dei de Letto e, soprattutto, dei Marchesi de Pizzis, tra i protagonisti per circa sei secoli della storia ortonese, sopravvivevano i de Sanctis, i de Thinis e i Bernardi Patrizi. I de Sanctis, ancora divisi in tre rami, abitavano nelle tre case palaziate segnalate sul Catasto Onciario del 1751. Un ramo risiedeva nell’attuale Palazzo Mancini

dove spirò Margarita d’Austria, un altro invece nell’attuale Palazzo Rosica

ed entrambi contavano tra gli ultimi esponenti Luigi, Giovanni ed Ignazio, tutti implicati nella sommossa antifrancese del 1799, ma ancora presenti nel Decurionato.

Del terzo ramo ci piace ricordare il barone Armidoro de Sanctis, uomo chiave della sommossa antifrancese, decurione influente che ospita nel suo bel palazzo, attualmente dei Grilli

, Re Giuseppe Bonaparte in visita alla città nel 1807. Delle altre due casate aristocratiche poco c’è da dire, i baroni de Thinis continuano la decadenza economica fino ad estinguersi nel 1907, mentre i Bernardi, estinto un ramo con Porzia nel 1820 che si spegne nel bel palazzo ancora visibile lungo Corso Vittorio Emanuele II

, sopravvivono ancora con il barone Tommaso Bernardi Patrizi (1769-1815), avvocato, magistrato ed ex ufficiale di cavalleria sotto Giacchino Murat e comandante della piazza militare di Ortona nel 1809.

Passiamo ora alla disamina di quelle famiglie borghesi che emergono nel periodo storico di cui trattiamo. I Pugliesi, già presenti in Ortona nei secoli precedenti, si impongono agli inizi dell’Ottocento con professionisti e sacerdoti liberali e carbonari, che anticipano di una generazione la figura di Domenico Pugliesi, sacerdote, parlamentare napoletano ma soprattutto educatore nella sua scuola privata aperta nell’omonima palazzo ancora esistente lungo corso Matteotti

Gli Onofrj, originari di Tollo, trapiantatisi in Ortona sul finire del Settecento, si collocano subito tra le famiglie più ricche, riuscendo ad acquisire de ampliare, nei primi decenni dell’Ottocento, il bel palazzo appartenuto ai Draghi agli inizi del corso, purtroppo distrutto durante la guerra (foto palazzo Draghi-Onofrj). Di loro ricordiamo Michele che con i figli Vincenzo e Tommaso monopolizzerà le principali cariche pubbliche in Ortona e non solo tra il 1816 e il 1823. Filoborbonico Michele, liberali e carbonari i suoi due figli, uno dei quali sposa Maddalena di Costanzo dei Duchi di Paganica, nipote di Antonia de Pizzis, ultima Marchesa di San Martino, aumentando quindi il suo patrimonio col palazzo avito della celebre casata ortonese e con il suo villino seicentesco

. I Petrosemolo, soprattutto con Carlo, ricchissimo commerciante, armatore e proprietario terriero che acquista ed amplia l’imponente palazzo che prima della guerra si affacciava su Piazza Plebiscito

, che ospita Ferdinando II di Borbone Re delle Due Sicilie, in visita alla città nel 1832 e nel 1847. I de Virgiliis, trapiantatisi da Ripa Teatina in Ortona proprio in questo periodo con due fratelli Giovanni Antonio, dotto sacerdote Cassiodoro, avvocato, entrambi carbonari e liberali. Anche loro con palazzo lungo il corso principale

. I de Benedictis, originari di Penne e discendenti da un cocchiere, si emancipano sia economicamente che politicamente nei primi decenni dell’Ottocento, con esponenti liberali e antiborbonici, alcuni partecipanti ai moti del 1821. Tra loro soprattutto Domenico (1789-1873), definito nei rapporti della polizia “accanito rivoluzionario”. A questa famiglia appartengono Luisa, madre di Gabriele d’Annunzio, e suo cugino Alberto, avvocato e sindaco di Ortona agli inizi del secolo scorso. Infine i Bonanni, anch’essi originari di Penne, emergono socialmente già nella metà del Settecento con notai e giudici. I suoi esponenti caratterizzeranno la storia politica e culturale di Ortona fino alla Grande Guerra.

 

Nicola Serafini

( foto dall'archivio di Mario Cesarii)

 

Altri video delle conversazioni organizzate dall’Associazione  Ortonese di Storia Patria e le pubblicazioni dei quaderni di ricerca in versione digitale  sono visionabili cliccando qui

 

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