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Dal Passo del Diavolo alla "Pantafica", leggende abruzzesi che resistono nel tempo

| Categoria: Storia
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Così come accade un po' in ogni regione d'Italia, sono tante le leggende tramandate di generazione in generazione anche in Abruzzo, racconti più o meno fantasiosi che ancora oggi stuzzicano la curiosità di chi vive o si trova di passaggio in queste zone. Vediamo insieme alcune delle tradizioni e credenze popolari più conosciute di questo territorio.

La "Pantafica", lo spiritello che sorprende nel sonno

Una leggenda molto particolare diffusa in varie zone d'Abruzzo è quella della "Pantafica", una sorta di spiritello dal viso da vecchina e dalla bocca appuntita, che sorprenderebbe le proprie vittime nel sonno per provocare un senso di soffocamento che dura qualche secondo. Durante la notte, la Pantafica sarebbe in grado di entrare in camera da letto per sedersi sull'addome della persona prescelta, la quale finisce per risvegliarsi in preda a un senso di oppressione e di asfissia.

Figura nata probabilmente per spiegare il fenomeno oggi scientificamente noto come "apnea notturna", questo demonietto compare in numerosi racconti tradizionali italiani e non solo: basta guardare il dipinto del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli intitolato "Incubo" (1871), per rendersi conto di quanto immagini molto simili tra loro possano trovare spazio nell'iconografia di popolazioni lontane e diverse tra loro.

In Abruzzo, tradizione vuole che per far sì che la Pantafica non invada la propria camera basti mettere ai piedi del letto un fiasco di vino, del quale sarebbe molto ghiotta, o un sacchetto pieno di legumi, poiché ama contare le cose molto numerose.

La leggenda del Passo del Diavolo

Una delle storie più conosciute in Abruzzo è la leggenda del Passo del Diavolo, uno stretto passaggio situato nel Comune di Gioia dei Marsi in cui si narra che vivesse una strana creatura diabolica con corpo da toro e busto umano. Non è certo la prima storia tradizionale avente come protagonista il Diavolo: basti pensare ai numerosi ponti che si dice siano stati costruiti dal demonio in persona, come il Ponte Gobbo di Bobbio o il Ponte dei Diavoli di Salerno, ma anche a racconti diffusi in tutto il mondo di patti stretti con il maligno per ottenere successo alla roulette, come avrebbe fatto il "Mago di Montecarlo" Francois Blanc, o per ricevere un talento musicale innato, come vuole la storia del "sovrano del blues" Robert Johnson.

In questo caso, la leggenda nasce dal racconto di alcuni cacciatori che si sarebbero trovati di fronte la creatura mostruosa. La storia, avvenuta in un periodo storico non ben definito, avrebbe spinto i cacciatori e i propri compaesani a erigere un enorme muro di cinta per impedire al diavolo di fuggire e invadere il paese: ancora oggi, infatti, sarebbe possibile vedere queste antiche mura costruite come recinzione.

Il miracolo di San Panfilo

Tra le leggende di stampo religioso più diffuse in Abruzzo vi è quella di San Panfilo, santo protettore di Sulmona. Dopo la sua conversione al Cristianesimo, infatti, San Panfilo fu ripudiato dal padre, che progettò di vendicarsi dell'affronto subito obbligandolo a percorrere da Pacile fino alla valle del fiume Gizio a bordo di un carro trainato da buoi. Data la pericolosità del percorso, sarebbero state davvero poche le possibilità di arrivare a destinazione per Panfilo, che tuttavia fu aiutato da alcuni angeli apparsi in suo soccorso.

Anche al momento della morte, Panfilo compì un piccolo miracolo: durante il trasporto del corpo verso Sulmona, questo divenne improvvisamente pesantissimo, tanto che i sacerdoti che lo stavano portando furono costretti a fermarsi e a seppellirlo nel luogo che, proprio con questo gesto, si rivelò essere il prescelto dal santo. Proprio in quel punto, infatti, apparve improvvisamente una fontana, che fu considerata come un modo per indicare il luogo in cui costruire l'attuale Cattedrale di San Panfilo.

La leggenda della città di Atessa

Atessa è un comune in provincia di Chieti la cui storia affonda le radici in un'antica leggenda. Secondo la tradizione, infatti, questa era inizialmente divisa in due città, Ate e Tixa, separate da una valle abitata da un pericoloso drago che impediva qualsiasi contatto tra le due popolazioni. Fu il Vescovo di Leucio a liberare la palude, nutrendo per tre giorni il drago all'interno della sua tana per poi incatenarlo e ucciderlo.

Una volta liberata la valle, Ate e Tixa poterono finalmente unirsi e trasformarsi nell'attuale Atessa. In memoria di quell'evento venne inoltre costruita una chiesa, oggi dedicata proprio a San Leucio, all'interno della quale è ancora presente un'enorme costola di due metri (in realtà appartenente probabilmente ad un mammifero di grossa taglia) che secondo la leggenda è l'ultima testimonianza dell'esistenza del drago.

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