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L'eredità di Gabriele d'Annunzio: il Vittoriale degli Italiani

Testo e Immagini in collaborazione con la Fondazione "Vittoriale degli Italiani"

| di Redazione
| Categoria: Storia
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«Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri... Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il "Notturno"» scrive d'Annunzio alla moglie Maria in una lettera del febbraio del 1921, cioè pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone; questo breve soggiorno, che nelle intenzioni del poeta doveva essere soltanto temporaneo, nella realtà si trasformerà nel Vittoriale degli Italiani, il libro di pietre vive che impegnerà il poeta per quasi un ventennio e che probabilmente rappresenta la sua più grande opera.


Dopo i tragici fatti di Fiume, infatti, d’Annunzio, a quasi sessant’anni, con il petto coperto di medaglie si eclissa definitivamente dalla scena politica scegliendo come sua residenza quella che al tempo era una remota contrada sul lago di Garda. Come una lumaca ho il mio guscio, scriverà ad un amico. Riponendo a Gardone i resti dei naufragi di tutta un’esistenza, il poeta decide di allestire un complesso monumentale che, più che una dimora, rappresenta un sacrario commemorativo delle gesta vittoriose del popolo italiano. La modesta villa colonica già appartenuta al Thode, descritta da un giornalista del tempo semplice come la casa di un curato di campagna, va rapidamente trasformandosi in quella dimora da sogno che oggi è la Prioria, dove, se si riesce ad andare al di là delle impressioni di un decoro sovraccarico e soffocante, si intuiscono i molteplici rimandi a una vita unica, ai credo, alle persone care perdute che riaffiorano nel cuore dell’ormai anziano poeta.


Nel parco di circa nove ettari affacciato sul lago, d’Annunzio, con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni, suo braccio operativo, va costruendo un complesso di edifici e di luoghi dall’alto valore simbolico ed evocativo: l’Arengo dei giuramenti alla Patria, la prua della Nave Puglia, forse il più suggestivo cimelio del Vittoriale, simbolicamente rivolta verso l’Adriatico, le arche dei legionari suoi compagni nell’epopea fiumana sul colle Mastio, i massi del Grappa e delle altre cime, teatro di sanguinosi scontri e di grandi eroismi. Il Vittoriale è dunque uno scrigno di tesori e un luogo della memoria, la più evidente testimonianza del vivere inimitabile del poeta abruzzese e della sua opera. Già nel 1924, alla stipula dell’atto notarile con cui dona il Vittoriale all’Italia, il Vate è conscio di lasciare in dono il più grande frutto del suo immortale spirito. Scriverà: Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata.


Un Vittoriale che ha appena concluso le celebrazioni per i 150 anni dalla nascita del suo creatore e che si conferma luogo più che mai vivo e vitale, visitato ogni anno da circa 180.000 visitatori. Non solo studenti e turisti, ma anche studiosi e intellettuali che quotidianamente frequentano i suoi archivi, da artisti di caratura internazionale che hanno calcato il palcoscenico all’aperto del suo anfiteatro o che hanno voluto celebrare il poeta abruzzese donando opere d’arte che oggi adornano i viali, le piazze, gli affacci sul lago - come per esempio il Cavallo blu del celebre artista italiano Mimmo Paladino nei pressi dell’anfiteatro, l’Obelisco di Arnaldo Pomodoro collocato nel suggestivo contesto delle Limonaie nei giardini, la scultura STAR di Jacques Villeglé nella terrazza sud della Villa, gli Angeli di Ugo Riva posti sopra l’ingresso al Museo d’Annunzio Segreto, il San Sebastiano dello scultore Ettore Greco alla base del Mausoleo e, in cima al Mausoleo, l’installazione di cani di Velasco Vitali.


Un Vittoriale che negli ultimi anni, sotto la presidenza di Giordano Bruno Guerri, si è arricchito di nuovi allestimenti, come il Museo d’Annunzio Segreto - inaugurato nel 2010 e che raccoglie quanto fino a ora era rimasto sconosciuto al grande pubblico perché chiuso negli armadi e nei cassetti della casa del poeta - o il Museo d’Annunzio Eroe - che vuole valorizzare il ricco e prezioso patrimonio storico legato all’esperienza militare di Gabriele d’Annunzio. Dopo la vittoria, nel 2012, del premio di Parco più Bello d’Italia, nella primavera del 2013, dopo decenni di abbandono e importanti lavori di restauro e contenimento per rimediare al dissesto idrogeologico dell'area, è stato riaperto al pubblico il Laghetto delle Danze: un piccolo specchio d'acqua artificialmente creato da d'Annunzio e da Maroni a forma di violino, in cui si riversano i rivi dell'Acqua Pazza e dell'Acqua Savia. Un luogo incantato, nascosto dal folto degli alberi e destinato agli spettacoli coreutici. Un luogo che il Vittoriale, nell'anno in cui si sono celebrati i 150 anni della nascita di Gabriele d'Annunzio, ha voluto restituire al suo pubblico di visitatori.

«Io ho quel che ho donato».

Si ringrazia la Fondazione "Il Vittoriale degli Italiani"

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